Saggio 2015

Accademia Musicale Mandonion a Manduria (TA) di Raffaele VACCARO.

In duo con il Maestro Jazz Andrea FAVATANO.


 

 

Sala Prove Grottaglie sottogruppo SUSKO Band denominato SUS4

www.suskoband.site40.net

Un grazie per le belle foto professionali a Michele Abbatangelo.

 

 

 

19 MOTIVI PER CUI SUONARE JAZZ


1. Ti fa sentire libero, seppur all’interno di una struttura.
2. Ti insegna a rispettare gli altri e ad aspettare il tuo turno, divertendoti anche durante
quello degli altri.
3. Ogni volta che incontri una persona dalla pelle scura, senti di stimarla a priori.
4. Dopo aver imparato il significato della parola “swing”, hai iniziato ad appiccicarla a
qualunque cosa, momento, persona, che ha quel non so che di… “swing”.
5. Quando senti dire: ”Ho la LAUREA in Jazz”, capisci che c’è gente che suona con le
idee molto, molto confuse.
6. Quando ti danno vino e Jazz, ti chiedi perché la gente cerchi il paradiso altrove.
7. Ogni volta che ascolti i grandi che hanno fatto la storia, ti viene da piangere.
8. Hai imparato a sopportare qualunque cosa, ma non il pubblico che, sul Blues di rito,
si sveglia, poi accenna un sorriso e… inizia a battere le mani in battere.
9. Ogni volta che vedi una “J”, per te la parola può finire in un solo modo.
10. Più passa il tempo, più ti rendi conto che hai bisogno di studiare, di suonare e di
crescere.

 

 

 

Saggio 2014

Accademia Musicale Mandonion a Manduria (TA) di Raffaele VACCARO.

 

Suono in duo con il Maestro Jazz Andrea FAVATANO.

Articolo trovato su internet.

TUTTO QUELLO CHE UN MUSICISTA DI JAZZ DOVREBBE E

NON DOVREBBE FARE
(Un po' per celia e un po' per non morire)

 

    Non salutare un altro musicista offrendogli il palmo della mano e salutandolo con “ehi, man!”

    Non dire mai che si suonano “standard”; usare invece il termine “brano” che è anche più elegante e meno di “serie”.

    Non pronunciare mai la parola “anatole” che in America non sanno cosa voglia dire.

    Non suonare mai un blues in jam session dopo vari tentativi di mettersi d’accordo su un brano che la maggior parte degli altri non conosce.

    Non pronunciare mai “gias”, al limite dire “gezz” (che è molto meglio).